Ascolti notturni # 1

Associazioni libere di una mente “scollegata” dal sonno.

delirinotturni128 maggio 2013, ore 03.12: la radio passa un brano di RAM, dei Daft Punk. La canzone s’intitola Instant Crush. La canta Julian Casablancas degli Strokes. E io mi domando: perché proprio Casablancas e perché in un disco che è una raccolta “storica”, di musica riproposta, frutto di grosse collaborazioni e suonata con gli strumenti? Col loro Random Access Memories, infatti, i Daft Punk dimostrano di essere dei musicisti, non solo dei DJ. La canzone è di un electro-pop abbastanza gradevole, e quel vocoder che trasforma la voce di Casablancas mi aiuta a sopportare il suo registro in falsetto. Comunque il mio sbadiglio è largo, forse perché sono le tre di notte, forse non solo per questo.

I Daft Punk, domenica, hanno presentato la loro macchina al Gran Premio di Formula Uno. Loro sponsorizzano la Lotus e la Lotus sponsorizza il loro album. Il casco che è nel video e sulla copertina di Random Access Memories fungerebbe bene allo scopo, se non fosse stato pensato per evocare un mondo elettronico, omologato e “robotico”, che ricorda in qualche modo la canzone “Around The World”, ma non solo. A me piacciono i Kraftwerk.

I Kraftwerk sono tedeschi. Loro sono considerati i pionieri della musica elettronica. I Daft Punk sono soltanto in due (Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter), sono di Parigi, hanno dato molto alla musica elettronica ma, soprattutto, dalla musica elettronica hanno ricevuto parecchio, soprattutto in termini di vendite e di popolarità. I Daft Punk la scorsa settimana svettavano nella Spotify Chart. Sempre i Daft Punk hanno prestato la loro Doin’ it Right al promo di Deezer. Il duo francese si è fatto “porta bandiera” della piattaforma nazionale (anche Deezer è francese) e il singolo, Good Luck, è diventato il più ascoltato anche su Spotify: evviva la par condicio! Spotify è una piattaforma svedese, ma io, vedendo i Daft Punk ovunque, sbagliando, avevo scritto che Spotify è francese, cambiandogli la nazionalità: lo sbaglio era nell’articolo che ho scritto qualche giorno fa. Ieri sera mi sono accorta della mia involontaria confusione leggendo un articolo su Deezer scritto da qualcun altro. Penso di aver parlato e ascoltato troppo i Daft Punk in questi giorni. Kraftwerk e Daft Punk non sono stati i soli ad amare i sintetizzatori; Robert Moog nacque il 23 maggio del 1934 (è morto nel 2005) e senza di lui io adesso non potrei ascoltare questo.

Anche se, lo confesso, Bach – più o meno come Julian Casablancas che canta con il vocoder – mi ha sempre indotto il sonno, anche in versione sintetica. Quando avevo 5 anni pensavo che Bach fosse francese: lo assimilavo al Barocco Francese (lo stile architettonico del quale avevo già sentito parlare, non so come, né bene quando, né perché) e perciò mi confondevo. Poi qualcuno mi spiegò che Bach era stato un musicista tedesco, come i Kraftwerk. Uno dei capolavori del rock, in assoluto una delle mie canzoni più amate, è nato nel 1971 dal genio del suo compositore. Anche lui usa un sintetizzatore: un ARP, non il moog, ma mica per arrangiare il pezzo, no! Quelle note riprodotte da un ARP strutturano il pezzo e danno vita a una intro indimenticabile (o inarrivabile). Da bambina ascoltavo questa canzone almeno 20 o 30 volte al giorno: quando avevo 7 anni infilavo il 45 giri nel mio mangiadischi portatile arancione; quando ne avevo 12 riproducevo il brano registrato su una cassetta, attraverso il mio walkman. Una volta, quand’ero piccola, partii e mi fermai per un lungo periodo in Francia. Portai con me il mio mangiadischi ma, al mio ritorno in Italia, lo dimenticai là, a Saint Priest, probabilmente nella fabbrica della Renault che avevo visitato, accompagnata da uno zio che ci lavorava. Il genio che inventò quel magico inizio per la canzone, lo fece come tributo al musicista Terry O’Riley. Lui si chiama Pete Townshend e non è francese (è inglese). Buonanotte (e buongiorno) ai francesi, a chi non lo è e a chi o cosa lo è diventato oppure lo è stato per poco.

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