Bastardi (per niente) islamici

libero quotidianoSi piangono ancora i morti di Parigi mentre un giornalista come Belpietro si permette di giocare con le parole. Libero esce questa mattina con un titolo: “Bastardi islamici”. Molti lo interpretano come un attacco ai musulmani. E comunque non è questa la notizia che Libero avrebbe dovuto pubblicare perché, approfittare di un evento per trovare una scusa per poter dire “lo vedi? Lo vedi che una parte degli islamici sono illegittimi, bastardi, corrotti?” significa affermare le proprie convinzioni, abusare di chi legge un giornale, scordare che un giornalista ha il dovere di dare una notizia, non di utilizzarla come scusa per poter dare del bastardo a qualcuno, soltanto perché così gli passa per la testa, soltanto perché si arroga del diritto di fare del giornale che dirige il proprio strumento personale apponendo un titolo fuorviante! Chiunque ne abbia compreso bene il significato, sa anche che quella frase del titolo ha le potenzialità per diventare un pretesto servito su un piatto d’argento all’ISIS e agli altri fomentatori dell’odio. Infatti, malgrado sia vero, come sottolinea lo stesso giornalista, che “bastardi” significhi “figli illegittimi” (dell’Islam), è altresì vero che all’estero o a chiunque non parli un italiano aulico, quella differenza tra il nome (bastardi) e l’aggettivo (islamici), possa sfuggire, e allora ecco che, quella piccola differenza, quella incomprensione, scatena odio e incomprensione ulteriori. E i media italiani diventano razzisti (qualcuno dall’estero lo scrive su Twitter). E anche i musulmani “moderati” (così chiamiamo i credenti in Allah, per distinguerli dai terroristi:sic!), ci chiamano razzisti. Spero che oggi i terroristi dell’ISIS non abbiano preso Libero e lo abbiano incorniciato per darsi qualche pretesto in più per odiare e attaccare il “nemico occidentale”. Ci sono molti musulmani, italiani o che vivono in Italia, che padroneggiano la nostra lingua in maniera perfetta e, soprattutto, onesta. Molti di loro avranno letto anche il Messaggero, che parla genericamente di un massacro “islamico”, non potendo ancora definire con certezza o in maniera un po’ più appropriata la matrice terroristica (jihadista) dei 7 attacchi di Parigi, di ieri, quando il foglio era andato in stampa. Il Giornale di Sallusti fa peggio e intitola “islam assassino”, giusto per convincere gli ultimi indecisi del fatto che l’Islam, secondo Sallusti, sia perentoriamente qualcosa che uccide… Mi chiedo allora dove finiscano il senso della civiltà, la responsabilità della comunicazione e della comprensione reciproca, visto che Belpietro pubblica un’espressione corretta, da un punto di vista grammaticale e del significato, ma sceglie le parole da paraculo, riparandosi, appunto, dietro la correttezza semantica, ma fregandosene altamente del dovere di farsi capire anche da chi non conosca o adoperi l’italiano “bene” quanto lui. Provo un profondo disgusto quando non riesco a tollerare che si usino parole senza assumersi anche la responsabilità del loro fraintendimento. Tutti hanno il diritto di comprendere ciò che diciamo, dal laureato all’analfabeta, allo straniero, e tutti abbiamo il dovere di farci capire, soprattutto se siamo scrittori e giornalisti! Il dovere è una questione etica:ce l’hai o non ce l’hai. Ma se per Belpietro fare “giornalismo” significasse approfittare delle ambiguità del linguaggio per determinare effetti, risposte condizionate nell’opinione pubblica e stimolare gli istinti più biechi e ciechi (ammesso che si possa comunque accettare l’idea di un giornalismo politicamente schierato, che in Italia è quasi sempre la norma, anche per i giornali non di partito), allora, alla parola “giornalismo” metterei le virgolette, altrimenti: vomiterei. Naturalmente, gli onesti, si sforzano di non creare malintesi; i “letterati” possiedono anche la capacità di sapere in che modo verranno interpretati! Questa facoltà appartiene anche a Belpietro, che si sforza di essere onesto e, fino a prova contraria, lo è. Lo è finché non sa di adoperare un linguaggio che sarà male interpretato da quelli che lui stesso definisce “ignoranti”. E dunque non ha più scuse, quando lo scrittore o il giornalista trascura la possibilità di essere frainteso in massa, al livello globale, da ignoranti, razzisti, terroristi e perfino dalla gente di sani principi!

Musiche & Culture è un blog di musica e la musica sa parlare un linguaggio comprensibile per tutti. Anche la musica è piena di luoghi comuni, è vero, ma riesce a farsi comprendere, sempre, che sia o no accompagnata dalle parole. Non voglio citare Imagine o altre canzoni della stessa portata, dire che la musica parli un linguaggio universale, eccetera, eccetera, essere banale… Tra l’altro, quella canzone di John Lennon è diventata un manifesto funebre oggi, quando un pianista l’ha suonata, all’indomani degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, davanti all’ingresso del Bataclan Cafè, dove ieri sera colpi di mitragliatrice hanno interrotto il concerto degli Eagles of Death Metal uccidendo 89 spettatori (nei 7 attentati sono morte complessivamente 132 persone), per lo più ragazzi, ad uno ad uno. Senza retorica ascolterò, provando ad applicarla nella realtà del mio piccolo mondo quotidiano, una delle canzoni del Re del Pop, lui sì diventato musulmano nel 1998. Spero in questo modo di riuscire a placare la mia nausea e il mio dolore: non accetto la morte e nemmeno che la scrittura strumentale, o da paraculi, lo ripeto, dilaghi! Nessuno merita la violenza insensata dell’ISIS, e chiunque parli, scriva, si esprima in ogni modo, ha il dovere di non provocare o di giustificare, anche senza averne la volontà, questa violenza! Ricordiamo, piuttosto, che terroristi vogliono soltanto morte, distruzioni di civiltà e di culture, che sono gli unici degenerati al mondo a non saper leggere, interpretare i segni, i simboli, le leggi umane e divine, le culture dell’Essere Umano e il significato di un dio in cui confidare. valeria solesin musicheculture musiche &culture giuseppina brandonisio L’odio non sa leggere perciò potremmo provare a vincerlo anche insegnandoglielo se, ogni giorno, ognuno di noi, si sforzasse di farlo, di imparare a leggere anche e a nostra volta, d’imparare a capire e a sentire, nel più profondo di noi stessi, che il rispetto della vita umana è l’unica religione fondamentale che ogni uomo, anche prescindendo dal proprio credo religioso, vuole e deve assolutamente portare avanti, ogni giorno esprimendolo e applicandolo nella realtà.

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