Da piccola potevo…

Da piccola potevo trascorrere un’intera estate osservando i comuni bagnanti immergersi e pescare. Frutti di mare, polipi, seppie, altri piccoli pesci, venivano pescati con molta facilità. E non era affatto necessario essere degli esperti nuotatori o dei sub professionisti per riuscire a catturare la preda. Da piccola potevo osservare le espressioni fiere di abili pescatori improvvisati e i sorrisi compiaciuti delle loro mogli. Le donne, sempre organizzatissime, anche in vacanza, arrivavano sulla spiaggia con tutto il necessario per trascorrere lì l’intera giornata ma, anche con un paio di limoni nelle tasche del vestito da mare. Da piccola potevo osservare con orrore il “sacrificio” dei polipi vivi, pescati e poi sbattuti con forza contro uno scoglio per renderli più turgidi e gustosi per il pasto. Ma quel rito era naturale e consueto. Il succo di limone serviva per condire e, in un certo senso, per purificare le vittime immolate a quell’abitudine alimentare molto diffusa, fino a 30 anni fa almeno, nella regione dove nacqui. Tutto accadeva nell’arco di un paio d’ore, a volte, anche meno. Prima la pesca, poi la preparazione, poi il consumo immediato, familiare. Noi bambini, per la prudenza delle donne con i limoni in tasca, non eravamo invitati a partecipare a quel pranzo. Però lo capivamo: il mare ci dava da mangiare, e se quell’acqua non fosse stata salata, l’avremmo potuta perfino bere. Tanto era limpida. Oggi quell’acqua è avvelenata. Lo è come l’aria e la terra. La fauna ittica è notevolmente compromessa. In alcune zone di una delle città più industrializzate del Sud non è più la sabbia che si attacca alla pelle ma sono le polveri e gli agenti inquinanti emessi dagli altiforni. Il mio mare più familiare non era quello di Taranto ma non era poi così distante dal luogo del disastro ambientale odierno. E quel senso d’orrore per la morte, figlio della pietà di una bimba di pochissimi anni, oggi lascia il posto a considerazioni più gravi, che riguardano ancora il sacrificio, ma di coloro che hanno subito l’omertà, l’inganno, il sotterfugio, l’avidità del profitto facile, e quel ricatto che ti costringe a scegliere se salvare il tuo lavoro o la tua vita.

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8 commenti su “Da piccola potevo…

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  2. blogger3000 il said:

    IL panorama (raccapricciante) di Taranto, ormai, lo conosciamo in tutta Italia…
    Buona permanenza e buon ritorno a casa.
    ma del tuo nuovo libro non parli mai?

  3. musicheculture il said:

    Grazie ma non sn a Taranto e nemmeno in vacanza.Qui a Bari si sta svolgendo un evento importante che mi sta impegnando un bel po’E nei pochissimi minuti che ho, devo provare a ricontattare un mio amico: il coautore di musicheculture (qualcuno che nn ha ancora scritto un suo post però)

  4. musicheculture il said:

    qui, su musicheculture: ho fornito i permessi per scrivere post (come autore) ad un mio amico, nell’eventualità che decidesse di farlo.
    Invio una mail con le credenziali

  5. blogger3000 il said:

    Giusy! E’ stato il tuo compleanno????!!!!!
    Sono in ritardo per gli auguri????
    Posso augurarti almeno buon natale e felice anno nuovo?
    AUGURI CARA!

  6. musicheculture il said:

    Ciao, grazie per gli auguri e BUON 2013 A TE E A TUTTI! Il mio coautore è potenziale: ha gli accessi per scrivere articoli come “totonno58” ma non ha mai scritto e credo che non lo farà mai per timidezza. 🙂
    Quest’immagine della Puglia è agghiacciante, è vero: questo post, come sai, l’avevo scritto all’indomani della notizia della chiusura dell’ILVA. Il giorno dopo, una tromba d’aria è stata all’origine di un incidente che ha ucciso un operaio. Anche a Bari – dov’ero io – quel giorno c’era un vento fortissimo. In quel momento s’inaugurava il Medimex, con la serata commemorativa dedicata a Domenico Modugno (che molti credono che fosse siciliano, invece era pugliese). Alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione (che si è tenuta principalmente presso la Fiera del Levante ma anche al Petruzzelli e in altri spazi), Nichi Vendola e la sua giunta hanno valorizzato l’immagine della cultura e delle risorse creative e artistiche di questa regione. Lo slogan “La musica è lavoro” campeggiava ovunque tra gli stand. Io ero al Medimex per lavoro, interessata al lato artistico e musicale, ma non vi è dubbio che il festival avesse anche una valenza politica: esportare l’immagine culturale della Puglia in tutto il mondo attraverso la musica che – da critico musicale posso dire – in questo momento è molto vivace e ricca di potenzialità. La scena musicale pugliese è molto fertile e questo festival, in qualche modo, ha voluto valorizzarla ed “esportarla” secondo le logiche anche economico-politiche e di mercato che – sono sempre appartenute all’imprenditoria pugliese e alle amministrazioni locali – negli anni, vedono nella Fiera del Levante un ottimo strumento per favorire il mercato dell’export e l’occupazione.
    Da un punto di vista musicale, comunque, la Puglia ha delle ottime possibilità di diventare un’isola ricca e felice del Mediterraneo. Gli showcase erano molto interessanti. L’affluenza di pubblico è stata enorme. Il Medimex ha dato della Puglia un’immagine positiva e un giusto risalto alla sua ricchezza artistica e culturale: è giusto crederci ed è comprensibile che la politica (ma non solo) locale voglia investirci.

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