Domande scontrose: che fine ha fatto Nadia?

nadia pussy riotRoma-Trieste-Roma andata e ritorno. Il Campidoglio s’illumina di Rosso. Un Governo traballante stringe 28 accordi economici con un russo. Il presidente russo ha un grande amico che –  in conferenza stampa –  descrive come “fondamentale” per lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra Italia e Russia. L’amico del russo, domani, dovrebbe/potrebbe decadere. La legge di stabilità ha destabilizzato le forze politiche italiane. Putin, il russo, viene contestato e fischiato dai manifestanti: “in Siberia vacci tu!” urlano gli attivisti raccolti sotto le finestre dell’albergo che lo ospitava. A Ponterosso una grande bandiera arcobaleno viene stesa in segno di protesta, per contrastare la violazione dei diritti umani e degli omosessuali in Russia. Intanto Nadia era in prigione e a settembre iniziava lo sciopero della fame. Scriveva e diffondeva una lettera di denuncia contro la violazione dei diritti umani dei detenuti nella colonia penale in Mordovia e chiedeva di essere trasferita in un altro carcere. Dopo essere stata condannata per aver manifestato la sua opposizione a Putin, per questo suo suo nuovo gesto eclatante – quasi come per ripicca contro la sua ribellione – la cantante delle Pussy Riot è stata ancora punita e condannata ai lavori forzati a 4500 km da Mosca, presumibilmente nel cuore della Siberia. Il 23 ottobre scorso Nadezhda Tolokonnikova è sparita nel nulla e i suoi familiari non sono stati messi a conoscenza del luogo del suo trasferimento, visto in Russia non vi è l’obbligo di farlo: che fine ha fatto Nadia? Mentre si parla di femminicidio, di una cultura degenerata da “rieducare” alla non-violenza contro le donne e le bambine, quale violenza è mai questa che ti umilia e costringe al silenzio per mano della giustizia?

 

Aggiornamento del 26 dicembre: il 18 dicembre 2013, il parlamento russo ha approvato la legge di amnistia che ha consentitola liberazione di 2 delle 3 componenti delle Pussy Riot che erano ancora in carcere. Nadezhda Tolokonnikova e Maria Aliokhina, intanto, le due attiviste continuano la loro battaglia politico-mediatica: rinunciano al passamontagna colorato e dichiarano di voler vedere l’ex oligarga Mikhail Khodorkovsky alla presidenza della repubblica russa.

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