Il PM e il suo debutto da cantautore

Col romanticismo musicale e a rime sciolte di un Luca Barbarossa ancora immaturo- anche se con una voce a tratti un po’ più incerta -; con quel tuffo di realismo che ricorda in parte De Gregori – quando parla di un’Italia che è costretta ad affidarsi ai “Santi” – perché nel Paese, ogni giorno, diritti costituzionalmente garantiti vengono violati -, debutta un nuovo cantautore che sarebbe banale definire un epigono dei suoi predecessori. Lui, come gli altri, nelle battaglie sociali e nel diritto di “sognare le cose impossibili” ci crede e, diversamente dagli altri, non combatte solo armandosi di chitarra, musica e parole, ma anche dei codici della legge. Gennaro Varone è il pm della Procura di Pescara, titolare delle indagini sulla Pubblica Amministrazione che vedono coinvolti ex sindaci di Pescara e Montesilvano (Luciano D’Alfonso ed Enzo Cantagallo), nonché di quelle su presunti concorsi truccati e favori negli appalti pubblici dell’Arta. E’ uno che le “storture” italiane le conosce dall’interno e che, già da qualche tempo, è salito sul palco affinché le sue canzoni abbiano uno scopo, meno superficiale della mera espressione artistica o della comunicabilità delle idee, e qualcosa in più della spinta verso una qualche forma di mobilitazione sociale o di una pragmatica presa di coscienza. Il debutto discografico si accompagna infatti a quello al Teatro Massimo di qualche giorno fa: l’incasso della serata sarà devoluto in beneficenza. Il rifiuto dell’indifferenza ed il dovere di realizzare con lealtà i propri sogni sono al centro di questo concept album, nel quale il cantautore si fonde inevitabilmente col magistrato. Nel disco ci sono 12 canzoni: romantiche ballate che ricalcano pienamente lo stile dei cantautori e brani di denuncia nei quali il pm anti-corruzione esprime con maggiore semplicità ed emozione le contrarietà personali ed i suoi sentimenti, scrollandosi un po’ di dosso quell’aurea di ufficialità di tutore della giudtizia. Ed è per questo che in canzoni come “sembra l’Italia”, per esempio, c’è il lamento ma anche il desiderio che il clientelismo e la corruzione possano essere sconfitti, che la gente trovi il coraggio di mettersi in gioco, scommettendo sul proprio talento e respingendo le scorciatoie, che ognuno abbia un giusto ruolo e un peso nel migliorare le cose e nel farle funzionare.

Il disco è pop-rock, pubblicato con la Twelve Records e realizzato con i musicisti che erano sul palco ad accompagnarlo l’altra sera a Pescara: Le Storie Infinite è una band di musicisti prestati alla musica che, come il giudice Varrone, svolgono principalmente altre professioni: un’insegnante e concertista, un musicologo, la figlia del magistrato alle tastiere e molti altri che, insieme alle note biografiche, sono descritti del sito del magistrato-cantautore. qui Personalmente l’ho scoperto da poco tempo ma, oltre alcune soluzioni musicali un po’ scontate, penso che l’idea sia buona e di valore. Se l’ennesimo “intellettuale” si presta alla musica d’autore (dopo medici, avvocati, insegnanti, ecc) per non interrompere una tradizione che è consolidata nel nostro paese, il buono è che cantautori con un background come quello di Varone, almeno in questa generazione, scarseggiano sempre più. E chissà che tra i vari “sogni possibili” non se ne attui uno che dia ossigeno e contenuto (forse anche qualche speranza) alla musica pop nazionale, contribuendo a frenare in parte quella caduta libera verso il vuoto, la mancanza di idee e l’appiattimento generale…. Il disco è gradevole e soprattutto è pieno di pensiero e sostanza. E poi, Gennaro Varone è sempre uno che, laddove non può arrivare con le parole e le note, arriva coi fatti.

Sognare le cose impossibili – Gennaro Varrone e Le Storie Infinite

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