Karim Wasfi, il musicista tra le macerie

wasfiÈ l’aprile del 2015. Karim Wafsi si trova a Baghdad quando un’autobomba esplode nel quartiere di Karrada. Lui, che è il direttore dell’Orchestra Sinfonica nazionale dell’Iraq, decide di recarsi nel luogo della devastazione, avvenuta poco distante dalla sua casa,  per mettere a tacere l’eco della violenza con la musica.

Seduto tra le macerie, Karim imbraccia il violoncello e fa la cosa che gli riesce meglio. Le note della sua composizione, The Melancholy in Bagdad Morning, si diffondono nell’aria dei luoghi vicini, la gente accorre ad ascoltare. Molte di quelle persone hanno negli occhi ancora l’orrore di una strage che si era da poco portata via dieci vite umane. Inizia così la storia di questo musicista, itinerante fra le macerie della sua città che combatte con l’arte e la sua bellezza il suono della morte: «suono per mostrare che la vita è degna di essere vissuta. Voglio portare la bellezza a Baghdad. E la musica è una delle espressioni più eclatanti della bellezza. Suono per le vittime e per le persone che devono continuare a vivere. Suono per dimostrare che la vita è degna di essere vissuta», ha dichiarato in una recente intervista rilasciata alla Bbc.

A quanti invece nel suo paese lo criticano, risponde attraverso Aljazeera: «quando le cose sono normali, ho responsabilità e impegni. Ma quando le cose sono anormali e assurde come in questo momento, ho l’obbligo di ispirare le persone, coltivando speranza, dedizione, perseveranza». Da oltre dieci anni, il suono più diffuso tra le strade di Baghdad è quello delle bombe. Un mese fa, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, a Baghdar sono morti 319 civili e 846 sono rimasti feriti. La popolazione è stremata e si preoccupa di salvare la vita propria o quella dei propri cari: non cè molto tempo da dedicare all’arte e alla cultura, ma anche un gesto simbolico come questo può servire a restituire dignità e quel senso di umana civiltà che il terrorismo mira a cancellare.

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