Mango: una voce iperbolica

mango giuseppeL’ho cercata nella musica italiana, ma un’altra voce così, come quella di Pino Mango, non l’ho trovata. La sua era impareggiabile, e particolare era il modo d’usarla. Il suo, un modo d’accarezzare frasi e melodie, di percorrere le note con leggera e soave destrezza. L’espressione più originale d’una musica d’autore capace di darsi una propria identità, un’impronta di stile forte e peculiare. Mango sapeva confrontarsi coi cliché della musica italiana:le sue canzoni s’identificavano col pop. La sua musica era “leggera” ma non commerciale. Ad essere “leggere”, suggestive, sognanti, poetiche erano spesso le parole e in particolare i versi delle canzoni più note, rimasti nella memoria collettiva grazie soprattutto a una voce capace di disegnare melodie particolari.

“Lei verrà” o “Bella d’estate” erano dolci e orecchiabili . come tutte le canzoni pop che si rispettino – ma melodiose in maniera unica. Molti altri hanno provato ad interpretarle senza riuscire a renderle tanto suggestive. Nel proprio background musicale Mango aveva anche l’elettronica e la world music: mondi appartenuti anche ad artisti che dello sperimentalismo vocale hanno fatto una loro bandiera. Ma alla tecnica consapevole lui preferiva la spontaneità espressiva e una visione artistica che gli permetteva di fare musica immaginandola in modo differente, di portarla sul palco del festival di Sanremo ma senza impoverirla attraverso le logiche commerciali, di scrivere canzoni per grandi interpreti (Mia Martini, Loredana Berté, Loretta Goggi, Mietta, Patty Pravo…) e di restare sempre fedele al suo modo di fare musica. Mango muore il 7 dicembre 2014. Ha avuto un infarto mentre era sul palco del suo concerto a Policoro (MT). “Oro” (canzone scritta insieme a Mogol) è stato il suo primo grande successo e anche l’ultima canzone che ha potuto iniziare a cantare. Di lui restano concerti, una discografia ricchissima e album di cover. Alla musica leggera italiana resta un lutto e un debito verso chi ha saputo arricchirla di una vena espressiva tanto originale. A me restano i ricordi d’estate e di un “tormentone” come fu “Bella d’estate” – che Mango scrisse assieme a Lucio Dalla. E infine un vago ricordo di un concerto al quale avevo assistito nel 1982 (avevo 9 anni); le note della canzone “Arlecchino” e l’orecchio attento alla voce affascinante di un artista del quale sentivo di poter trascurare gran parte del repertorio.

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