Pan Rock: il Rock and Roll esportato dai napoletani

pan rock 4Sono trascorsi sessant’anni dalla pubblicazione di «That’s all right, mama», di Elvis Presley, e di «Rock around the clock» di Bill Haley & his Comets, dunque: è il compleanno del rock and roll. E chi se lo ricorda? I napoletani. Infatti, al Palazzo delle arti di Napoli – PAN, è stata inaugurata ieri la quarta edizione di “Pan Rock”, la mostra diretta dai giornalisti Carmine Aymone e Michelangelo Iossa. E devo dire che in questa esposizione hanno messo dentro di tutto: da una tastiera della Sun Records, del 1953, alla chitarra di Lou Reed; dalle foto leggendarie di Guido Harrari alle copertine di Mark Wikilson; da Hendrix immortalato nel video di Woodstock ai pezzi del muro di Berlino a fare da ornamento all’opera monumentale «The Wall», dai cartoons rock ai fumetti, alle radio (e, tanto per ricordare Guglielmo Marconi, la figlia Elettra sarà a Napoli il 17 marzo), poi dischi molto rari a 78 giri. Una mostra molto grande, divisa in 12 sezioni, che da Napoli porta negli USA e in Uk. L’evento è stato inaugurato dal console generale degli Stati Uniti a Napoli, Barrosse; con lui c’erano il direttore del British Council, Simon Creasey, in rappresentanza delle istituzioni britanniche, il Sindaco di Napoli de Magistris e l’assessore alla Cultura, Nino Daniele. Ad aprire con la musica è stato invece un doppio concerto: i Flagship, rock band ufficiale della Nato, e Nathaniel Peterson – bluesman che aveva suonato accanto a Keith Richards, Peter Green, Tim Buckley – sono saliti sul palco con Nazzareno Zacconi (“Twin dragons”). In questa mostra, i curatori, hanno inserito anche Massimo Troisi, per ricordarlo nel ventennale della sua scomparsa. L’attore, che c’entra poco o nulla col rock, è comunque un autore e interprete di canzoni. In particolare, lo si è voluto ricordare per «O ssaje comme fa ‘o core», il brano che scrisse insieme a Pino Daniele; il campanilismo napoletano si fa sentire quando si parla di musica, infatti, oltre a Troisi, in Pan Rock si trova una sezione dedicata alle canzoni napoletane interpretate dalle star internazionali: si comincia con un 78 giri del 1931, inciso da Carlos Gardel, dal titolo: «Comme se canta a Napoli» e si arriva ai giorni nostri. Una sezione tutta sua, tra poster e fotografie, ce l’ha Mark Wilkinson: anche lui – come la figlia di Guglielmo Marconi – è atteso a Napoli ma per il 15 marzo, quando arriverà insieme a Fish, la voce solista dei Marillion, tra le icone del prog rock. Il 1° marzo arriva anche Uli Jon Roth, chitarrista degli Scorpions e dei G3 che terrà un concerto al Trianon di Napoli (il live è inserito nell’ambito della mostra). “The sound of music” (è titolo di una delle sezioni) lo dobbiamo a Guglielmo Marconi. In realtà, l’invenzione della radio era stata brevettava da un altro.. e l’idea di trasmetterci della musica (avvicinando un grammofono alla trasmittente) era venuta a un altro tizio ancora… ma… vuoi mettere la soddisfazione di trasferire tutto ciò, agli italiani e a Napoli in particolare?

Il rock, infatti, per tantissimi, più di un genere musicale, è una filosofia: ha dato vita a diversi linguaggi, rimescolandosi nei cross over, reinventandosi nel grunge e nell’elettronica, morendo (forse) nel pop e ritornando nell’era della global music. Si tratta di un grande contenitore di musiche e di esperienze: esattamente come questa mostra, che celebra le icone del classic rock, accanto alle star del pop e agli artisti napoletani di fama internazionale. Inoltre: anche il kitch vuole la sua parte e, tra cimeli e chincaglierie, c’è anche un manifesto molto originale a suggerirlo. Perché, come si dice: il rock non è di chi lo crea ma di chi lo sente.

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