Paolo Preite e le sfumature del rock

preite_musicheculture2Per la redazione di un’altra [email protected], ho intervistato il cantautore Paolo Preite, cantautore al primo album, indie, che entra nella scena del rock varcando la porta principale, grazie alle sue collaborazioni eccellenti.

Vi propongo l’articolo che potete leggere anche su un’altra [email protected]

Arriverà in estate Don’t stop dreaming, l’album d’esordio di Paolo Preite, cantautore romano col quale abbiamo avuto il piacere di chiacchierare un po’. L’artista, attualmente impegnato in studio di registrazione tra Ostrava, Los Angeles e Roma, ci ha parlato del suo progetto, di un fortunato incontro e della sua particolare sensibilità musicale: quel “Sound” che abbraccia la musica a 360°, senza porsi alcuna preclusione di genere, riuscendo a far incontrare rock e melodia pop in maniera ispirata, profonda e personalissima. L’uscita di Don’t Stop dreaming è stata anticipata dal singolo I wanna hold your hands, piccolo gioiello acustico, cliccatissimo su Youtube. A settembre il cantautore sarà in tour a Copenaghen; il prossimo 29 Aprile suonerà all’Arciliuto e il 15 giugno al Circolo degli Artisti a Roma.

D: Caro Paolo, allora: ci racconti  brevemente chi sei e cosa “bolle in pentola” per questo tuo debutto, con un album, finalmente?

R: Paolo Preite, cantautore, classe 1985, musicista autodidatta, vivo a Roma. Attualmente sto registrando il mio primo album ” Don’t stop dreaming ” che sarà pronto per Giugno ( hai potuto ascoltare il singolo ” I wanna hold your hands” ). Sto lavorando a questo stupendo progetto con due grandi della musica internazionale che come angeli custodi mi stanno aiutando a raggiungere il mio sogno: Fernando Saunders, il mio produttore, e Kenny Aronoff.

D: Ok. A proposito del tuo incontro con i tuoi due “angeli custodi” sono sicura che avrai molto da dire, soprattutto perché non capita di frequente, ad un artista emergente, di incontrare 2 grandissimi personaggi della scena del rock internazionale e di lavorare subito ad un disco, insieme. Ma, per ora dicci: Come sarà Don’t Stop Dreaming?

R: saranno presenti 8 brani …tutti totalmente differenti di stile ma imperniati del mio Sound. L’album avrà colori Rock, Soul, Pop, Blues, Country:tutto questo conseguente anche all’incontro di 3 musicisti così differenti tra loro …io, kenny e Fernando.

 

 

D: Fernando Saunders, “from Detroit”, storico collaboratore di Lou Reed e  Kip Hanrahan, ha condiviso il palco con  Joan Baez, Jimmy Page, Marianne Faithfull, Tori Amos, Slash, Luciano Pavarotti e Jeff Beck… è un bassista di fama internazionale: come hai fatto ad incontrarlo e a convincerlo a collaborare con te?

 

R: Incontrai Fernando 3 anni fa a Roma. Lui aveva appena finito un Tour con Lou Reed e stava facendo una data da solista al BIG MAMA. Dopo il suo concerto abbiamo avuto modo di parlare, gli lasciai un mio demo e ci scambiammo i contatti. Dopo di che… gli inviai tonnellate di mio materiale… Saunders è il mio produttore.

 

D: Kenny Aronoff è un musicista straordinario e ha una carriera strepitosa: molti di noi hanno avuto la fortuna di ascoltare le sue performance alla batteria con artisti che sono già una leggenda: John Mellencamp, Bob Dylan, Lynyrd Skynyrd, Rod Stewart, Alanis Morissette, Bob Seger, John Fogerty, Melissa Etheridge, Jon Bon Jovi, Elton John, Johnny Cash, Rolling Stones e anche l’italiano Vasco Rossi… Tu come hai fatto a conoscerlo e a coinvolgerlo nel tuo progetto?

 

R: Incontrai Kenny due anni fa, sempre a Roma. Era in tour con Steve Lukather e,  una volta finito il concerto, si fermò a parlare con me a lungo. C’eravamo conosciuti attraverso il web, lui aveva sentito i miei brani su Youtube, e ci scambiavamo molte e-mail . In quell’incontro gli proposi di partecipare al mio album, dicendogli che Saunders aveva deciso di produrlo, e lui, senza alcun dubbio, accettò; l’ultima volta che Kenny e Fernando lavorarono insieme fu per Eric Clapton circa 30 anni fa.

 

D: Un musicista autodidatta che ha cominciato a comporre musica a 15 anni, che si descrive attraverso la sua pagina web dicendo che le proprie canzoni «toccano una grande varietà di argomenti e vanno dalle esperienze personali a quelle universali», che sono piene di immagini, misticismo, malinconia… quali modelli di riferimento ha?

R: Ascolto tutti i generi musicali e tutto quello che mi provoca grosse emozioni … i primi artisti che mi vengono in mente sono: Al Green, Roger Waters, Leonard Cohen, Todd Rundgren , Warren Zevon, Bob Dylan , Fogerty, Beatles, The Rolling Stones, Lou Reed, John Cale, Knopfler, Springsteen, Ian Hunter, Bowie, Queen, Lucio Battisti, Bettye Lavette, Nina Simone… ma potrei citarne molti altri…

D: Ma per noi sarà un piacere ascoltare te! Prima di salutarci, vorresti aggiungere qualcosa per chiudere questa chiacchierata con i lettori di un’altra [email protected]?

R: Vorrei ringraziarvi tutti ed in particolare i ragazzi di “Scenario Studios” e il regista Andrea Aronica per il video di I Wanna Hold Your Hands. Ognuno di questi artisti s’intona idealmente alla personalità artistica di un giovane cantautore, profondo, originale e dalla voce particolarmente espressiva e coinvolgente. Il miglior pregio di Paolo non è però l’intraprendenza – quella che gli ha permesso di conquistare la considerazione di alcuni grandi musicisti, soprattutto internazionali –  ma è un indiscutibile talento che parla da solo e che conquista: plasma musiche e versi (in inglese), compie un viaggio, anche a ritroso nel tempo, per contaminare il “Sound” di Preite: rock, melodico, romantico e dalle intense sfumature. I Wanna Hold You Hands ha la solarità del folk-rock e la presenza del duo Aronoff-Saunders si fa sentire in forma splendida; il romanticismo delle ballate di questo cantautore spesso si veste dei richiami ancestrali all’armonica di Dylan o alle cavalcate acustiche della country music (How I feel, I Will Meet You Again); di melodie da pianoforte che sanno dare ampiezza e spessore ad una voce e ad uno stile fresco e attuale; a canzoni personalissime, tenere, intense  e  perfettamente accordate ad una sintesi musicale che riesce ad attraversare gli anni e la sostanza del rock, del folk, del soul, del beat e a dare corpo ad uno stile genuino, personale: a quel “Sound” targato Preite, preponderante, riconoscibile e “colorato” dalle sue  ricche sfumature sentimentali, rese in musica senza orpelli e con estrema, intensa, profonda semplicità.

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3 commenti su “Paolo Preite e le sfumature del rock

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