Daft Punk: una mostra fotografica per le nuove icone di stile

daft punkHanno definito il “tocco francese” della house music, divenendo nel tempo icone di stile tra musica e immagini. A un anno di distanza dalla pubblicazione di RAM (Random Access Memory), a Bologna si apre una mostra dedicata ai Duft Punk che, dal 1992, con le loro pose, le foto immortalate dal palco e le copertine cariche di messaggi, spesso hanno saputo comunicare irrompendo nell’immaginario popolare più delle loro brani. «Ci fu un incidente nel nostro studio. Stavamo lavorando con il sampler e questo esattamente alle 9.09 del 9 settembre 1999, esplose. Quando riprendemmo conoscenza, ci accorgemmo che eravamo diventati dei robot». Così Bangalter descrive la loro trasformazione che da quel 1999 si è fatta totale: da quel momento, Thomas Bangalter e Guy Manuel De Homem-Christo aka Daft Punk ha nascosto la propria faccia e ha cominciato ad alimentare il mistero su quale sembianza possa nascondersi sotto quei loro caschi luccicanti, divenuti ormai un marchio di fabbrica del duo parigino.

E, proprio a partire dalla loro presenza scenica e dalla scelta di non mostrarsi mai senza l’immancabile “divisa”, i Daft Punk si impongono come il soggetto perfetto per i maggiori fotografi di moda e non, e le immagini(in mostra alla Galleria Ono di Bologna fino al 14 giugno) sono le più emblematiche: da quelle riprese di Claude Gassian e Jay Brooks, si passa a quelle da palco. Alcuni dei 15 scatti proposti sono stati immortalati da un fotografo particolare: Alex Astegiano, fondatore ed ex Marlene Kuntz, che ne ha restituito l’immagine più plateale, quella di uno spettacolo di fasci di luci, giochi geometrici e colori acidi fanno da sfondo a una performance totale.

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